«Il sangue non si lava», il racconto dell’ex boss Domenico Bidognetti

Lo scorso 29 settembre a Caserta presso la Sala Moscati della Parrocchia Buon Pastore (Piazza Pitesti), si svolta la presentazione del libro «Il sangue non si lava» del giovanissimo autore Fabrizio Capecelatro in collaborazione con l’ex boss del clan dei casalesi Domenico Bidognetti, detto «o bruttaccion», che è lo stesso narratore e protagonista del libro.

Ospiti dell’evento sono stati anche il magistrato Catello Maresca, che ricordiamo essere già stato recentemente a Caserta presso l’istituto «Giordani» per la presentazione del suo ultimo libro, il deputato e membro delle Commissioni Parlamentari Cultura e Antimafia Luisa Bossa e il procuratore aggiunto di Benevento Giovanni Conzo, il quale interrogò personalmente Domenico Bidognetti all’epoca del suo arresto.

La serata è stata moderata dalla giornalista Francesca Nardi, direttrice di Appia Police, ed erano presenti anche il professor Massimo Santoro, occupatosi delle letture, e la cantautrice Agnese Ginocchio, testimonial per la Pace, i Diritti, la Nonviolenza e la Legalità, la quale è intervenuta in un intermezzo musicale durante l’evento.

Il libro parla delle confessioni del collaboratore di giustizia Bidognetti, che racconta com’era la sua vita quando faceva parte del clan fino al suo pentimento e la sua decisione di collaborare con la giustizia , scelta che l’ha portato a perdere qualsiasi cosa, in particolare la famiglia.

Uno degli interventi più significativi è stato sicuramente quello di Giovanni Conzo, che ha parlato del lato umano, se ancora così può essere definito, del pentito Bidognetti, spiegando come egli, pur avendo perso tutto e tutti dopo aver cominciato a collaborare, non si è mai arreso e ha continuato il suo nuovo percorso di vita, quasi a provare compassione per quest’uomo.

Subito dopo abbiamo visto un altro intervento molto significativo da parte del magistrato Catello Maresca che ha sottolineato un concetto molto importante che fa quasi paura, ovvero che la camorra non è ancora stata sconfitta, in contraddizione alle parole di Conzo, e ha ribadito come molta gente voglia cambiare le cose senza però fare davvero qualcosa per agire;

inoltre un altro aspetto molto importante dell’intervento di Maresca è la sua più che giustificata mancanza di compassione nei confronti di uomini crudeli come questi, seguito dagli applausi del pubblico in aula che appoggiava il suo punto di vista.

Dopo la magistrale lettura di un messaggio di Bidognetti a cura di Massimo Santoro, è infine intervenuto l’autore del libro Fabrizio Capecelatro, il quale ha parlato di diversi aspetti del suo lavoro e di come questo lo porti a lavorare ed essere in contatto con molti collaboratori di giustizia, mettendo in luce come non tutti hanno perso il loro lato mafioso e di come alcuni di loro si sono anche dimostrati ostili; successivamente il giovane scrittore ha sollevato una critica riflessiva su come spesso la gente rinneghi i collaboratori di giustizia ma li usi nel momento del bisogno , parlando poi dell’impatto che ha avuto la camorra sul sud anche nell’immaginario collettivo, oltre che all’atto pratico, e di come ciò ha portato ad idealizzare Napoli e province come terre di camorra, quando ad oggi la situazione è ben diversa (basti pensare alla situazione «rinascente» di Casal di Principe).

Lo scrittore ha parlato anche delle prime fasi della sua carriera e del suo incontro con l’ex boss di camorra Ciro  Mazzarella, definendo lui e gli altri camorristi come l’incarnazione del male, e di come da quel momento ha cominciato a parlare con questo male, per capire effettivamente il punto di vista dei camorristi, definito come unico reale modo per sconfiggere la camorra.

Il fulcro del suo intervento è stato però il racconto dell’incontro con Domenico Bidognetti, che lo contattò proprio per scrivere questo libro e per rendere pubblici fatti che sarebbero altrimenti rimasti in Procura all’oscuro della popolazione, e durante questo incontro Bidognetti ha anche parlato di fatti personali che portano a riflettere, come ad esempio l’evento citato da Capecelatro riguardo la morte del fratello, infatti l’ex camorrista al momento della morte del fratello non potette partecipare al suo funerale perché impegnato con il clan.

L’ultimo punto toccato dallo scrittore è la vita condotta all’interno delle carceri di massima sicurezza quali il 41bis e di come queste carceri debbano avere uno scopo ben preciso, ovvero quello di rieducare gente così.

Prima della chiusura dell’evento è stato trasmesso il video musicale a cura della cantautrice Agnese Ginocchio, in riferimento al concetto di libertà dalla camorra.

Francesco Gatto

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