Le lezioni sulla giustizia del magistrato Caringella

«10 lezioni sulla giustizia per cittadini curiosi e perplessi» è il titolo del libro del magistrato Francesco Caringella, presentato il 18 dicembre nell’Aula Magna dell’ITI–LS «Francesco Giordani» di Caserta. L’incontro tematico ha coinvolto nella discussione sui temi della legalità numerosi studenti. Già commissario di polizia e magistrato penale a Milano nel periodo di «Mani pulite», presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Caringella si occupa della formazione dei futuri magistrati e avvocati. Dopo il saluto della Dirigente scolastica Antonella Serpico, i lavori sono stati aperti dall’intervento del Prefetto di Caserta Raffaele Ruberto.

La moderatrice dell’incontro Marilù Musto, giornalista del Mattino, ha messo in luce l’efficacia e la chiarezza della pubblicazione. Poi ha posto una domanda a Caringella sul presunto caso del giudice Bellomo, che avrebbe obbligato  le allieve della scuola di magistratura a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e con trucco marcato e preteso che non fossero sposate. Il magistrato ha risposto che la magistratura non può essere sistema opaco e dare luogo ad ambiguità. Ciò impone una riflessione sul sistema che ruota attorno alle scuole per aspiranti magistrati in Italia. Il caso Bellomo ha scoperchiato «un vaso di Pandora» sulla giungla dei corsi per aspiranti magistrati.

Al dibattito è seguito il reading dello studente Luca Diadema con la lettura alcuni significativi passi.

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Il libro molto coinvolgente per i ragazzi, che analizza la discussione sul codice morale di una società che parte dai diritti umani e, invece, finisce per non essere aderente alla legalità.  L’autore, nel presentare il suo libro, parte dall’incipit «la giustizia è un orologio di precisione, come ci insegnano, o una macchina capricciosa, regolata dagli umori e dall’arbitrio?

È possibile che giudici che fanno lo stesso lavoro, hanno seguito gli stessi studi, hanno superato lo stesso concorso, applicato le stesse leggi, approdino, sugli stessi fatti e a fronte di identiche prove, prendono decisioni non solo diverse o molto diverse, ma del tutto antitetiche: assoluzione o condanna; libertà immediata o carcere a vita; inizio di una nuova esistenza o definitiva negazione di un futuro? Insomma, quanto la giustizia è un orologio di precisione? La prima lezione dell’autore trova conclusione nel primario e imprescindibile requisito della giustizia: la chiarezza e la semplicità «perché la giustizia è amministrata in nome del popolo» è deve essere funzionale ad infondere fiducia in una giustizia che decida nell’interesse di tutti.

Il libro è dedicato dall’autore a sua madre e molti sono i riferimenti, nostalgici, di lei nel libro. Come i quesiti alla fine della telefonata quotidiana, gli stessi che assillano milioni di cittadini di fronte ai frequenti paradossi della cronaca giudiziaria.

Quesiti ardui come quelli sulle doti tecniche e caratteriali che deve possedere l’uomo chiamato a decidere della vita di altri uomini o su quando un dubbio è ragionevole al punto da imporre al giudice, malgrado l’intima convinzione della colpevolezza dell’imputato, un verdetto di assoluzione. E, infine, domande scottanti su quale giustizia sia quella che richiede tempi superiori alla capacità d’attesa degli interessati e, talvolta, della loro stessa esistenza; se sia accettabile che il reato si prescriva quando invece le lacrime dei parenti delle vittime sono destinate a scorrere per sempre, o se sia giusto che, nel vuoto legislativo, il giudice si arroghi il potere di decidere anche sulla vita e sulla morte dei suoi simili.

Colpisce l’excursus dell’autore sui grandi errori giudiziari della storia. Ad iniziare dal primo: il processo a Gesù. E ancora il processo a Socrate. La Giustizia è ricca di sentenze discutibili, perché dietro ogni procedimento oggettivo c’è «relativismo». Caringella afferma che i requisiti principali per essere un giudice sono: Buona fede e il non avere un giudizio di partenza. «Il nemico principale del giudice è la convinzione di partenza». Il processo serve a sciogliere il dubbio. Connettendoci alla maieutica socratica: «Il processo è sapere di non sapere».

La presentazione si è chiusa con un invito ai giovani, affinché in un futuro prossimo la giustizia possa avvalersi di cittadini dediti al senso civico ed al bene comune.

Francesco Caringella con il suo discorso sulla giustizia, ha fornito un utile momento di riflessione per la ricerca della verità ma anche per inserire il dubbio, perché molte cose che sembrano normali lasciano il cittadino assetato di una giustizia giusta.

Pietro Bove

Riccardo D’Angelo

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